Quest’anno compio 30 anni. Ecco le 6 cose che rifarei mille volte dai 20 ai 30.
L’anno dei 30 mi ha portato a fare tante riflessioni e pensieri su com’è andato questo decennio, e da persona che parla di carriera e crescita personale per lavoro, non potevo non scrivere un articolo dedicato ai consigli che darei a chi sta affrontando adesso i 20 anni.
Ci sono alcune cose che hanno fatto la differenza nella mia vita – lavorativa e non: alcune erano previste, e non vedevo l’ora di farle, altre sono decisioni che ho finito per prendere in modo completamente inaspettato (ma che si sono rivelate scelte giuste). Eccole qui nella speranza di ispirarvi!
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1. Vivere all’estero
Ho fatto prima un Erasmus in Scozia e poi due anni interi in Olanda. Dal punto di vista personale, sono stati alcuni degli anni più belli – perché uno dei miei obiettivi più grandi è sempre stato vivere all’estero e mi sono innamorata follemente della vita in entrambi i paesi – ma anche alcuni degli anni più difficili. In scozia ero una studentessa che doveva stare estremamente attenta al budget e che oltre allo studio doveva pensare alle application per la magistrale (tanto studio extra e tanta burocrazia). In Olanda studiavo e lavoravo contemporaneamente e avevo l’ansia di dover trovare lavoro in azienda appena finito per mantenermi.
Ma dal punto di vista lavorativo, è una delle decisioni migliori che potessi intraprendere. Non solo mi ha fatto imparare tantissimo e molto più in fretta di quanto avrei fatto in Italia (studiavo digital marketing e ovviamente all’estero la formazione era molto più avanti), ma mi ha aperto opportunità migliori una volta rientrata.
I vantaggi principali?
- L’aver lavorato direttamente in lingua. Scrivere che si conosce l’inglese sul CV non dice più niente a nessuno, ormai lo scriviamo tutti. Ma aver già lavorato in un contesto dove non c’era altra scelta oltre a parlarlo? Interagire con team, fornitori, clienti esterni ogni giorno? Questo è qualcosa che fa la differenza.
- Le soft skill che sviluppi all’estero: l’esperienza all’estero è una delle poche cose sul CV che funziona da prova concreta di adattabilità e flessibilità. Chi è andato a ricominciare da zero in un sistema e società che non conosceva, lontano da tutti, con una lingua che non era la sua, ha sviluppato queste competenze naturalmente.
E non sono solo io a dirlo per esperienza personale! Guardando qualche numero, secondo l’Erasmus Impact Study della Commissione Europea (quasi 80.000 rispondenti), chi ha studiato o lavorato all’estero ha metà della probabilità di trovarsi in disoccupazione di lunga durata, e a cinque anni dalla laurea un tasso di disoccupazione inferiore del 23%. Più di un tirocinante Erasmus su tre si è visto offrire un posto dall’azienda che lo ospitava (e io ricado perfettamente in questa statistica)
E c’è di più: due terzi dei datori di lavoro dichiarano di affidare più responsabilità a chi ha un background internazionale, e il numero di aziende europee che considera l’esperienza estera rilevante in fase di selezione è raddoppiato rispetto al 2006.
Il mio consiglio è: informati il più possibile, anche se pensi che sia una cosa irrealistica dal punto di vista economico. Spesso ci sono tante agevolazioni e borse di studio che lo rendono perfettamente fattibile, e quasi più economico di stare in Italia. Io ho pagato molto meno a studiare ad Amsterdam (con 2k di tasse all’anno, una borsa di studio mensile, un alloggio a 400 euro, e abbastanza tempo per lavorare full time in azienda) rispetto a Milano – dove non mi sarei mai potuta permettere di andare.
2. Cambiare lavoro, invece di restare per comodità o paura
Ogni volta che ho cambiato lavoro e ho lasciato realtà tossiche, o dove non stavo imparando, o dove semplicemente non venivo valorizzata abbastanza, non me ne sono mai pentita. Anzi: adesso penso che tante volte ho aspettato perfino troppo prima di muovermi.
Qui però bisogna precisare una cosa: non devi cambiare semplicemente per soldi. Certo, è un fattore se non sei valorizzato nell’ambiente in cui ti trovi, ma non dovrebbe essere l’unico.
Dovresti cambiare non appena:
- Ti senti che non stai imparando niente di nuovo
- Stai dando il meglio, ma non viene riconosciuto
- Ti trovi in un ambiente tossico
- Non c’è possibilità di crescita
- Il lavoro non è quello che senti “tuo”
3. Coltivare un progetto mio
Il blog e le attività da content creator sono nate come hobby, per applicare quello che stavo studiando all’università. Col tempo sono diventate ben più di un secondo lavoro: un progetto che mi ha aperto tantissime opportunità a livello personale, ma anche nella mia carriera da dipendente.
Come mai? Perché nel mio caso specifico, sviluppare da zero un progetto editoriale come il mio blog (twentyliving.it), instagram e youtube, facendo crescere una community a oltre 70k, completamente da sola – è diventata un’ottima vetrina per le mie competenze di marketing.
E questo è strettamente collegato alla potenza del personal brand. Ogni cosa che pubblichi resta lì e continua a lavorare per te anche mentre dormi, mentre sei in ferie, mentre stai facendo tutt’altro. Le opportunità non arrivano perché sei bravo. Arrivano perché sei bravo e qualcuno lo sa.
4. Ignorare le opinioni altrui e fare quello che volevo davvero io
Quando ho scelto una laurea completamente diversa da quello che avevo studiato, molti mi dicevano che sarebbe stata troppo difficile. Quando volevo licenziarmi dalla consulenza, in tanti mi dicevano che era un lavoro sicuro con ottime prospettive di crescita e che avrei fatto un errore. Quando ho aperto partita IVA tenendo comunque il lavoro da dipendente, molti mi dicevano di non stressarmi a seguire un progetto del genere, tanto avevo già un “bel lavoro”.
Non è facile, si viene sempre un minimo influenzati dagli altri. Ma alla fine solo tu sai cosa è meglio per te.
5. Dedicare tempo al mio benessere fisico e mentale
Tra i 20 e i 25 la mia vita ruotava attorno allo studio prima (volevo l’indipendenza economica il prima possibile) e al lavoro poi (volevo crescere il più velocemente possibile). Non pensavo ad altro. Onestamente non consideravo nemmeno che ci fosse un altro.
Dopo i 25 ho riscoperto i miei hobby e mi sono dedicata seriamente allo sport e alla crescita personale, ed è uno dei cambiamenti migliori che ho intrapreso.
6. Aver dedicato del tempo a imparare le basi della finanza
Non sono un’esperta, ma negli ultimi anni ho dedicato un bel po’ di tempo alla formazione finanziaria, tra mini corsi e libri, e questo ha cambiato (decisamente in meglio) il mio rapporto con i soldi.
Io personalmente ho iniziato dalla cosa più noiosa che esista, cioè tracciare ogni singola spesa, e solo questo ha fatto in pochi mesi un’enorme differenza nella mia vita. Se vuoi saperne di più sulla finanza personale, ho scritto un articolo dedicato a come iniziare qui.
P.S. sto lavorando a qualcosa che raccoglie tutto questo (dal CV al colloquio, passando per portfolio e strategia di ricerca) in un percorso strutturato passo dopo passo. Si chiama Career 101 e uscirà a settembre. Se ti interessa essere tra i primi a saperne di più, iscriviti alla waitlist gratuita qui!






